Teatro Toto

Spettacoli > Stagione 2017/18 > CLORIS BROSCA

CLORIS BROSCA

dall' 11 gennaio

O' VICO

 viviani


 

Regia NELLO MASCIA

Di Raffaele Viviani

con

CLORIS BROSCA - PAOLA CANNATELLO - GIANCARLO COSENTINO - ROSARIA DE CICCO - FRANCO IAVARONE - NELLO MASCIA - MASSIMO MASIELLO - GIOVANNI MAURIELLO - MATTEO MAURIELLO - MARIANNA MERCURIO - CICCIO MEROLLA - FRANCESCO PAOLANTONI

regia di

NELLO MASCIA

commento musicale dal vivo

MARIANO BELLOPEDE

CICCIO MEROLLA

NOTE

«La mia vita fu tutta una lotta: lotta per il passato, lotta per il presente, lotta per l'avvenire.

Con chi lotto?

Non col pubblico, il quale anzi facilmente si fa mettere con le spalle al tappeto, ma con i mille elementi che sono nell'anticamera, prima di giungere al pubblico.

Parlo del repertorio, delle imprese, dei trusts, dei trusts soprattutto.

Oggi come ieri, l'uomo di teatro è in lotta continua coll'accaparramento dei teatri di tutta Italia, i quali sono tenuti e gestiti da pochissime mani, tutte strette fra loro.”

E' l'incipit dell'autobiografia di Raffaele Viviani. Parole che sembrano scritte ieri, per quanto esse siano attuali.

Oggi come ieri il teatro vive uno stato di crisi perenne.

La riforma ministeriale, ha eliminato 300 compagnie piccole e medie, favorendo il mostro nuovo: il pachidermico “teatro pubblico commerciale” dei Teatri Nazionali, totalmente asserviti alle clientele e al sottogoverno.

Ma ciò che è più agghiacciante è il progetto politico che la riforma lascia intravedere.

Quello di una progressiva dismissione del finanziamento pubblico al teatro.

Ormai è chiaro. Per lo Stato il teatro non ha già più una funzione pubblica e la miope classe politica attuale non vede nel teatro una chiave dello sviluppo sociale.

Questo clima di crescente disagio e di smarrimento ha fatto nascere in alcuni di noi, attori e amici di vecchia data, la determinazione di agire.

Così nell'agosto dello scorso anno abbiamo deciso di creare un gruppo d'azione: ATTORI INDIPENDENTI.

Più che una nuova formazione teatrale un manifesto, un documento per ricordare con forza i valori elementari dell' attività teatrale.

Per rivendicare un'idea di teatro che restituisca all'attore la dignità e la centralità dell'attività creativa.

Per tutelare ilnostro patrimonio attoriale napoletano ormai disperso, e trasmetterlo integro e puro come a noi lo insegnarono i nostri Maestri.

Partimmo con niente. Ci auto-tassammo. Una produzione no budget totalmente affidata al botteghino.

Attori da una parte. Spettatori dall'altra.

Senza aiuti, senza coperture, senza protezione.

Un gruppo di attori che riconosce la propria storia nell'altro, che riconosce nell'altro le ragioni poetiche della propria scelta di vita.

Partimmo col disincanto dell'età, nella nostra gioiosa dichiarazione di resistenza.

Con poche certezze.

La prima.

Il teatro è necessario.

Per noi “Teatro” significa luogo di incontro e scontro non semplice rituale o abitudine mondana.

Per noi Teatro significa dialogo fra donne e uomini sul palcoscenico e nella platea per dirsi alcune cose, rifiutarne altre, per mettere insomma in dialettica il mondo “divertendosi” proprio nell’atto meravigliosamente superfluo, e per questo ancora più necessario, del Teatro.

La seconda.

Sappiamo far bene il nostro mestiere.

La terza.

L'unico nostra possibilità di manovra e di azione sulla realtà, politica e culturale del nostro paese, è quella di fare spettacoli belli. Sempre più belli, di cui il pubblico si innamori.

E' l'unica rivoluzione possibile alla quale noi possiamo contribuire.

 

Per questa prima avventura scegliemmo Viviani.

Il primo testo scritto da Viviani.

'O VICO. Anch'esso un tentativo. Emblematico.

Nel dicembre 1917, all'indomani della disfatta di Caporetto, ci fu una violenta campagna per far chiudere gli spettacoli di variété, “ poco edificanti per i reduci dal fronte”.

Seguì un divieto governativo.

Una sera del 1917 Viviani si presentò al cavaliere Giovanni Del Piano, impresario del Teatro Umberto dì Napoli, un piccolo teatro popolare in Via Sedile di Porto, dove si davano spettacoli di varietà e gli propose un affare.

Propose all'impresario dell'Umberto di recitare nel suo teatro non più da solo, ma in compagnia di altri attori, tramutando le sue scene in veri atti unici.

Rivoluzionando i canoni classici del "Teatro d'Arte" inventò di fatto un nuovo genere dove la prosa si fondeva con musica canto e danza.

Il primo fu 'O VICO appunto. Un gioiello.

Che rappresenta la sintesi di quello che sarebbe stata la produzione immortale di uno dei più grandi artisti del teatro del Novecento.

NELLO MASCIA



 

Salva

Salva

Informazioni aggiuntive

  • filtro_mese: gennaio
Rimani sempre aggiornato su spettacoli, iniziative, novità